yoga


Islam e Yoga: un breve studio comparato sulla congruenza tra due tradizioni

Noi sempre troviamo alcune forme di Yoga tutte le volte che lo scopo è l’esperienza del sacro o il conseguimento perfetto della padronanza di noi stessi, il quale rappresenta il primo passo verso il dominio magico del mondo.

“È significativo che la più nobile delle esperienze mistiche, così come i desideri magici più audaci, sono realizzati mediante tecniche yogiche, o, più precisamente, lo yoga può adattarsi ugualmente bene ad un altro percorso.”

Mircea Eliade, Yoga:Immortalità e libertà

Anni fa quando ero giovane iniziai la pratica dell’Hatha yoga. Anche se passarono diversi anni senza che lo praticassi, la pratica respiratoria dello yoga fu una costante sempre presente nella mia vita. Ugualmente nella mia vita islamica pregai cinque volte al giorno. Un paio di anni fa ritornai allo yoga durante l’esercizio regolare dei doveri islamici. Che cosa riferiscono questi due percorsi? Quali sono le loro interazioni?

Quando ritornai alla pratica dello yoga, trovai che esso è facilmente integrabile nella vita islamica; infatti, uno sostiene l’altro.

Non c’è alcun conflitto, anzi Islam e Yoga insieme sono mutuamente e beneficamente sinergici. Entrambi concordano che, mentre il corpo è importante come veicolo sulla via della realizzazione spirituale e della salvezza, l’identità primaria dell’essere umano non è col corpo ma con lo spirito eterno.

Non è un caso di sincretismo tra due religioni (le quali sarebbero spiritualmente nulle). Lo Yoga non è una religione. Piuttosto, è un complesso di tecniche e abilità atte a migliorare la pratica di qualsiasi religione. Un autore francese di nome Jean Déchanet scoprì ciò dal punto di vista cattolico e scrisse il seguente libro: “Yoga cristiano, New York, Harper, 1960”. Nel mio caso, trovai che lo yoga islamico è una realtà. È possibile impiegare le capacità dello yoga per adorare Allah meglio e per essere un musulmano migliore.

LO Yoga trova la sua matrice nel mondo Indù, anche se secondo Mircea Eliade le sue origini sarebbero antecedenti e possono essere rintracciate nello sciamanismo preistorico. Similmente ad altri regali donati dall’India alla civiltà mondiale, come ad esempio il sistema di notazione numerica dal quale derivano tutti i procedimenti matematici, lo yoga non è strettamente legato alla religione Indù , ma è di applicabilità universale. Esso aiuta a seguire meglio la propria religione qualunque essa sia. Esso ha alcune specifiche affinità con l’Islam le quali possono essere un interessante soggetto di studio.

1.         Dottrina Metafisica.

 

Giacché la metafisica dell’Advaita Vedanta è in accordo col tawhîd (dottrina dell’unità divina) dell’Islam, esiste una perfetta compatibilità tra l’Islam e lo Yoga al più alto livello. Tutte le tradizioni esoteriche concordano che ogni manifestazione ha la sua origine nel Superno. Le manifestazioni sul piano materiale sono derivate dal regno ideale degli archetipi (conosciuto come al-a’yân al-thâbitah nella metafisica di Ibn al-‘Arabî). Questo mondo, limitato come esso è, è proprio una espressione della Realtà ultima, e sarà riassorbito alla fine nella sua Superna Origine. L’Advaita Vedenta e la metafisica esoterica islamica sostengono che Dio è il solo assolutamente reale, eterna Realtà; ogni altra cosa è contingente e perciò transitoria. Il concetto della realtà unitaria secondo l’Advaita Vedanta coincide molto bene col tawhîd (unità divina) dell’Islam, e coll’unicità dell’Essere della dottrina Sufi di Ibn al-‘Arabî.

È interessante comparare il simbolismo del Profeta Muhammad durante l’ascensione notturna ai cieli, al-Mi’râj, col corrispondente simbolismo yogico. Il Profeta ascese cavalcando al-Burâq, una bestia con la testa da donna, attraversò i sette cieli raggiungendo il Trono di Dio. Nello Yoga, la kundalini è il potere femminile (shakti) che dimora alla base della spina dorsale e ascende attraverso sette livelli (rappresentati dai sette cakra) fino alla cima della liberazione (brahmarandhra).

2.      Salât e âsana.

 

Una delle più ovvie corrispondenze tra Islam e hatha yoga è la rassomiglianza della preghiera (salât) agli esercizi fisici dello yoga (âsana).

Un autore musulmano indiano, Ashraf F. Nizami, riportò ciò nel libro: Namaz, The Yoga of Islam, Bombay: D.B. Taraporevala, 1977. La radice della parola salât significa “curvare la schiena più in basso”, come nell’hatha yoga; i persiani tradussero questo concetto col termine namâz, dalla radice verbale “inchinarsi, inginocchiarsi”, il quale è etimologicamente relazionato alla parola sanscrita “namaste”. Le migliaia di posture e variazioni conosciute dall’hatha yoga possono essere classificate in poche posizioni di base: posizioni erette, allungamenti della colonna vertebrale, posizioni capovolte, posizioni sedute e torsioni vertebrali. La genialità della preghiera islamica è di incorporare tutte quelle posture in una compatta forma rudimentale, ma fluente sequenza, assicurando un complesso corso di esercizi per la buona salute che è facilmente eseguibile da ciascuno.

a)  Posizione eretta. La posizione della Montagna (Tâdâsana) è la principale posizione in piedi. Si inizia sempre da questa e si ritorna ad essa dopo una sequenza di posizioni erette. In questo è intravedibile non solamente la posizione eretta della salât, detta qiyâm, ma anche il “Ritorno alla Montagna” del T’ai Chi Ch’uan. La posizione della Montagna o qiyâm è un tranquillo esercizio per l’intero corpo: piedi, gambe, e colonna vertebrale lavorano insieme. Con i piedi fissati direttamente alla Terra e la testa tesa al Cielo, questa posizione ha un significato metafisico eccellente per la sacralità dello stato umano, e per la sua verticalità è l’essenza della religione.

b)       Allungamento spinale. Come dicono gli yogi, la giovinezza si misura dalla colonna vertebrale di ciascuno. L’Hatha yoga concentra molta e profonda attenzione sull’allungamento della spina dorsale, portando la testa in avanti rispetto alle ginocchia. Dal momento che tutti i nervi del corpo sono incanalati dal midollo spinale alle vertebre, una spina vertebrale sana è di vitale importanza per il benessere dell’intero corpo umano e della mente. Occorre molta pazienza, una persistente pratica per ottenere una spina idealmente flessibile, e solo i più dedicati yogi vi riescono. Poiché l’Islam è un sentiero per tutti, l’allungamento della colonna vertebrale è alla portata di tutti i musulmani: la genuflessione denominata rukû richiede solamente di curvarsi sufficientemente in avanti mettendo le mani sulle ginocchia. Nondimeno, anche questo minimo stiramento aiuta la spina dorsale a rimanere in buone condizioni. Quando ritornai allo yoga dopo aver praticato per molti anni la salât, sperimentai che fare diciassette volte al giorno il rukû aveva meravigliosamente preparato la mia colonna vertebrale a stiramenti più profondi.

c)  Posizioni capovolte. Il cuore migliora la circolazione del sangue attraverso le vene e le arterie. Queste posture rafforzano la circolazione ottenendo la massima efficienza. In particolare, le posizioni capovolte portando sangue al cervello attraverso l’arteria della carotide, trasferiscono una maggiore quantità di sangue dai piedi al cuore grazie alla forza di gravità. Le due principali e benefiche âsanas sono quella sulle spalle, detta “Sarvangâsana”, e quella sulla testa, detta “Sirshâsana”. La preghiera islamica ha attinto l’aspetto più essenziale di queste posizioni capovolte: l’abbassamento della testa sul cuore. La posizione denominata sujûd è facile da compiere per chiunque ed aiuta ad ossigenare il sangue del cervello mantenendolo sano e vigile. Ashraf F. Nizami scrisse: “Il sujûd può essere definito una mezza SIRSHASANA? Esso aiuta il sangue a pompare pienamente fino al cervello e nella metà superiore del corpo inclusi gli occhi, le orecchie, il naso e i polmoni.”

d)  Posture sedute. La parola âsana significa “posto” e le posture principali della meditazione sono sedute, come il Loto. La posizione del diamante (vajrâsana) è praticamente identica alla posizione seduta della salât denominata “jalsah”. Naturalmente, questo non è sfuggito agli yogi e ai musulmani indiani. Nizami scrisse: “Questa è una postura robusta o è la VAJRASANA.” Swami Sivananda nel suo libro, Yoga Asanas scrisse: “Questa Asana rassomiglia più o meno al Namaz dei musulmani in preghiera.” Inoltre, entrambe Vajrâsana e jalsah sono identiche allo posizione zazen giapponese. Avendo praticato un po’ di yoga in gioventù, mi era facile sedere sul pavimento delle moschee stirandomi per lungo tempo. Col passare degli anni, mi fu più facile da seduto apprendere altre posture yoga, come il Loto, poiché le mie gambe e le giunture delle mie anche si abituarono al pavimento.

 

Nello yoga quando si sta nel Loto, un mudra (gesto delle mani) formato dal dito indice e dal pollice a cerchio accompagna la meditazione. Nell’Islam esiste un mudra mentre si è seduti nella posizione jalsah, esso consiste di estendere il dito indice in linea retta (attestando l’unicità di Dio) mentre il pollice e il dito medio formano un cerchio. La figura 1 e la figura 0 possono ricondurci al simbolismo Tantrico, e fatto curioso è riscontrabile una similitudine col codice binario 1 e 0 adottato dai computer.

e)  La torsione spinale. Una sessione di yoga pratico normalmente si conclude prima del rilassamento con una accurata torsione dell’intera spina dorsale (ardha matsyendrâsana) a destra e a sinistra. Essa aiuta ad appianare e a livellare la colonna vertebrale dalle altre posture fatte bilanciandole. Allo stesso modo, la salât conclude la preghiera colla recita del salâm mentre ruota la testa a destra e a sinistra. Questo movimento è solamente cervicale e coinvolge forse un po’ le vertebre toraciche, ma è utile per un collo flessibile e corrisponde ad una ridotta versione delle posture dello yoga.

 

3.         Respirazione.

 

Nello yoga la scienza e l’arte del respiro è sovrana. Il rilassamento e l’esercizio di tutte le membra del corpo, la calma e la concentrazione della mente, la stimolazione dell’intero essere e l’accesso alla dimensione spirituale dipendono totalmente dal respiro. Nella maggior parte delle lingue del mondo, i termini “respiro” e “spirito” hanno lo stesso significato prima di qualsiasi descrizione. Il termine arabo di ‘spirito’ è rûh, il quale proviene da una radice con parecchi significati interconnessi: ‘rilassare’, ‘respirare’, e ‘avviare muovendosi, partire muovendosi’. Il significato pieno di tutta questa serie di traduzioni, messa insieme, costituisce l’insieme delle funzioni respiratorie dello Yoga. La parola sanscrita equivalente di rûh è âtman, la quale deriva dalla radice Indo-Europea ‘respiro, soffio’ (nel linguaggio del tedesco settentrionale Atem significa ‘respiro’). L’importanza spirituale del respiro è parte dell’insegnamento islamico. Hazrat Inayat Khan scrisse riguardo alla purificazione islamica: “La salute dell’uomo e l’ispirazione dipendono entrambi dalla purezza del respiro, la cui preservazione delle narici e di tutti i canali respiratori deve essere tenuta in debita considerazione. Questo risulta chiaro dall’appropriato respiro e dalle corrette abluzioni. Se si puliscono le narici due o più volte non è ancora molto, ad un musulmano gli è insegnato di fare le abluzioni cinque volte al giorno prima di ogni preghiera.” Hakim G. M. Chishti scrisse nel Libro della guarigione sufi: “Vita, dall’inizio alla fine, è una continua scena di pratiche respiratorie. Il Santo Corano, in aggiunta a tutto ciò che può essere, è anche un esercizio di pratiche respiratorie. All’interno delle prime sette righe sono racchiusi praticamente tutti i suoni che si pronunciano nella lingua araba. Ciascuna lettera fa partire uno schema vibratorio che percorre una direzione specifica. Le vibrazioni delle tre vocali lunghe hanno effetti diversi. La vocale A viaggia verso il basso e stimola il cuore. La vocale I viaggia verso l’alto e stimola la ghiandola pineale. Il suono lungo U interagisce con l’idhn di Allah e si unisce col nostro respiro inalato e esalato.”

4.         Meditazione e adorazione.

 

Nella 23 parte di “Yoga Sutra” di Patañjali si insegna che il conseguimento della massima realizzazione spirituale avviene mediante la devozione a Dio. (îsvara pranidhana). Il sutra è veramente conciso, è un compendio letterario, cosicché una semplice breve menzione è sufficiente. Dato che Patañjali non sviluppa ulteriormente questo soggetto, alcuni commentatori hanno supposto che il suo Dio sia un prestanome o un’astrazione, per cui l’adorazione non divenne una pratica importante dello yoga. Poiché nessuna considerazione personale può aggiungersi alla verità; la caratteristica distintiva della metafisica dello Yoga darsana dallo Sankhya darsana di Kapila (un’analisi non-teista degli elementi del cosmo e della coscienza) è la presenza di Dio nello Yoga. Ciò fa la differenza e armonizza lo Yoga con la religione. Patañjali saggiamente scelse di nominare Dio come îsvara, che in Sanscrito significa “Dio, il Supremo Essere”, in quanto non designa divinità a nessuna religione. Questa universalità libera lo Yoga dal conflitto con qualsiasi dottrina religiosa, e il credente di qualsiasi fede può applicare le sue tecniche. In India, lo Yoga è stato applicato da una varietà di religioni, in quanto esso lavora per il bene di ognuna compreso l’Islam. Non c’è niente di specificatamente Indù o islamico nelle sue tecniche, ma esso aiuta il devoto in qualsiasi forma di adorazione. Yoga significa concentrare e nondimeno la mente; quando questa concentrazione è diretta a Dio, lo yogi è giunto al cuore della sua religione. Allo stesso modo della meditazione, il trâtaka è una tecnica yogica di focalizzazione dell’attenzione per il raggiungimento dell’Assoluta visione. Esso consiste nel fissare con sguardo fisso un punto fisso (esso aiuta ad equilibrarsi altresì). Durante la posizione eretta della preghiera Islamica, possiamo praticare il Trataka fissando il punto fisso sul terreno sul quale appoggiamo la fronte per il sujûd. Durante il rukû, il trâtaka è diretto ad un punto tra le dita grandi del piede. Il proponimento è di focalizzare l’attenzione sulla preghiera evitando di divagare. Questa strada aiuta a condurci ad uno stato meditativo. Una parte importante della pratica spirituale Sufi è l’invocazione del Nome Divino “Allâh” e la sua meditazione. Una volta appresi tramite lo yoga come calmare la mente e focalizzare l’attenzione e scoprii che questa stessa tecnica aguzzò e chiarì molto la mia meditazione sul Nome Divino. Questa esperienza fu simile ad una persona miope la quale indossando gli occhiali vede di colpo chiaramente. Alcuni ordini Sufi praticano la meditazione e l’invocazione focalizzandosi all’interno di certi centri (latâ’if) del corpo sottile; questa tecnica è uguale alla meditazione dello yoga sui cakra.

5.         Purificazione.

 

Inutile dire che l’Islam e lo yoga richiedono un fondamento fisico, una morale pulizia e purezza (tahârah, sauca) prima dell’esecuzione delle loro rispettive pratiche. I due differiscono in parecchi aspetti, ma la caratteristica comune di entrambi è l’uso dell’acqua per sciacquare le narici: il kriya yoga (pratica di pulizia) chiamata “jala neti” consiste di versare l’acqua attraverso una narice in modo che scorra attraverso le cavità fino alla sua fuoriuscita dall’altra narice. La pratica islamica del wudû che introduce l’acqua nel naso e la espelle; è detta “istinshâ”. Di contro, la versione islamica non approfondisce, in quanto è resa accessibile a chiunque.

6.      Cibo.

 

I principi Ayurvedici della dieta yogica e gli hadith del Profeta Muhammad (la pace sia su du Lui) concordano che il latte e il ghi sono salutari, e che il manzo è dannoso per la salute. Similmente, entrambi scoraggiano di cibarsi di aglio e cipolla. Zenzero (in arabo zanjabîl, in sanscrito srngivera, in Proto-Dravidico ciñci vêr) è menzionato nel Corano (76:17) come una spezia del Paradiso. L’Ayurveda considera lo zenzero sâttviko, una qualità utile alla vita spirituale. Entrambi, Ayurveda e Corano, citano le qualità spirituali del basilico, il sacro basilico (Ocimum sanctum) chiamato tulasi in Sanscrito e il dolce basilico (Ocimum basilicum) chiamato rayhân nel Corano (mentre gli italiani lo considerano solo per le sue qualità culinarie!). Tulasi basilico è usato per elevare, chiarire e corroborante della mente, assistendo la coscienza a focalizzarsi sui pensieri spirituali; rayhân è menzionato nel Corano (55:12) come pianta del Paradiso, e il Profeta raccomandò ai suoi Compagni come rinfrescante l’aromaterapia. La parola araba rayhân deriva dalla stessa radice rûh “spirito”.

Interazione storica.

Nella storia i musulmani prendevano consapevolmente in prestito dallo yoga e ne ammettevano la fonte. Lo studioso viaggiatore Abu Rayhan al-Biruni (11 mo secolo) tradusse lo Yoga Sutra di Patanjali in arabo. Shah Muhammad Ghaus of Gwalior (16 mo secolo), un leader dell’ordine sufico Shattârîyah, incorporò pratiche yoga nel suo insegnamento basate sul testo yogico Amrtakunda. Lo Yoga raggiunse anche il lontano Nord Africa, dove al-Sanusi (19 mo secolo) scrisse sullo yoga âsanas (jalsah); assegnò allo yoga il termine arabo di “al-Jûjîyah”. Comunque, le congruenze tra Yoga e Islam che ho notato sopra non sono prestiti storici, ma derivano dal primordiale principio delle tradizioni.

Una vasta organizzazione internazionale di yoga, 3HO, ha adottato il sujûd dalla preghiera islamica chiamandolo il “Facile Yoga.”

Conclusione:

Può essere legittimo e benefico per i musulmani imparare lo yoga, non come propria via spirituale per se, ma come una preziosa aggiunta al cammino spirituale dell’Islam. L’Islam è un completo, integrale percorso spirituale, perciò lo yoga non sostituisce nessuna esigenza Islamica. Il Profeta disse che la saggezza è il cammello disperso del credente: dovunque la trova la riconoscerà (e ne rivendicherà diritto). Come si potrebbero spiegare le numerose corrispondenze tra yoga e Islam? Questi antichi insegnamenti viaggiano dall’India all’Arabia? No — non c’è bisogno di ritenere un simile trasferimento orizzontale; le sacre verità sono rivelate verticalmente dai Cieli a tutti i popoli. Ci sono forti somiglianze tra Islam e yoga non perché prese a prestito o perché propagandate, ma perché entrambe traggono origine dalla Tradizione Primordiale, sanâtana dharma, al-dîn al-hanîf, a cui tutti i Profeti di Allah hanno attinto riaffermandola in tutte le ere, tra le nazioni, rivelata direttamente dal Creatore.

 

a cura di Penkatali

(traduzione dall’inglese qui sotto) 

 Islam and Yoga

A comparative study of congruence between two traditions

"We always find some form of Yoga whenever the goal is experience of the sacred or the attainment of a perfect self-mastery, which is itself the first step toward magical mastery of the world. It is a fact of considerable significance that the noblest mystical experiences, as well as the most daring magical desires, are realized through yogic technique, or, more precisely, that Yoga can equally well adapt itself to either path." — Mircea Eliade, Yoga: Immortality and Freedom
Years ago when young I began doing hatha yoga. Although several years passed without practicing yoga, the complete yoga breathing I learned from it was a constant presence in my life. There was also my Islamic life, including praying salât five times every day. A couple years ago I returned to yoga while keeping up my Islamic practice. How are these two developments related? How do they interact?

When I returned to the practice of yoga, I found that it is easily integrated with the Islamic life; in fact the two assist one another. Not only is there no conflict, but Islam and yoga together make a mutually beneficial synergy. Both are agreed that, while the body is important as a vehicle on the way to spiritual realization and salvation, the human being's primary identity is not with the body but with the eternal Spirit.

This is not a case of syncretism between two religions (which would be spiritually invalid). Yoga is not a religion. Rather, it is a set of techniques and skills that enhance the practice of any religion. A French author named Jean Déchanet discovered this in regard to his Catholic faith and wrote the book Christian Yoga (New York: Harper, 1960). In my case, I have found that Islamic yoga is a reality. It is possible to employ the skills of yoga to worship Allah better and to be a better Muslim.

Yoga arose from the matrix of the Hindu world, although according to Mircea Eliade it is of pre-Hindu origin and can be traced back to prehistoric shamanism. Like India's other gifts to world civilization, for example the system of place notation on which all mathematics depends, yoga is not tied to the Hindu religion but has a universal applicability. It helps one to follow one's own religion better whatever that may be. It has certain specific affinities with Islam that make for an interesting study. 

1. Metaphysical doctrine.

Since the metaphysic of Advaita Vedanta is in agreement with the tawhîd (doctrine of oneness) of Islam, there is perfect compatibility between Islam and yoga on the highest level. All traditional esoterisms agree that everything in manifestation has its origin in the Supernal. The manifestations on the material plane are derived from the ideational realm of archetypes (known as al-a‘yân al-thâbitah in the metaphysics of Ibn al-‘Arabî). This world, limited as it is, is just an expression of the ultimate Reality, and will ultimately be reabsorbed in its supernal Origin. Advaita Vedanta and Islamic esoteric metaphysics are agreed that God is the only absolutely real, eternal Reality; all else is contingent and therefore transitory. The unitary view of reality in Advaita Vedanta accords well with the tawhîd (divine oneness) of Islam, and the Oneness of Being in the Sufi doctrine of Ibn al-‘Arabî.

It is interesting to compare the symbolism of Prophet Muhammad's nighttime ascent to Heaven, al-Mi‘râj, with the corresponding symbolism in yoga. The Prophet ascended on al-Burâq, a riding beast with the head of a woman, through the seven heavens to the Throne of God. In yoga, the kuNDalinî is a feminine power (shakti) that dwells at the base of the spine and ascends through seven levels (represented by the seven cakras) to the summit of liberation (brahmarandhra).

2. Salât and âsanas.

One of the most obvious correspondences between Islam and hatha yoga is the resemblance of salât to the physical exercises of yoga âsanas. An Indian Muslim author, Ashraf F. Nizami, noted this in his book Namaz, the Yoga of Islam (Bombay: D.B. Taraporevala, 1977). The root meaning of the word salât is 'to bend the lower back', as in hatha yoga; the Persians translated this concept with the word namâz, from a verbal root meaning 'to bow', etymologically related to the Sanskrit word namaste. The thousands of postures and variations known to hatha yoga can be classified into a few basic types, including standing postures, spinal stretches, inverted postures, seated postures, and spinal twists. The genius of Islamic salât is to incorporate all of these in rudimentary form into a compact, flowing sequence, ensuring a thorough, all-round course of exercises for good health that is easy for everyone to practice. 

a) Standing. The Mountain Pose (TâDâsana) is the foundation for all standing âsanas. One always begins from this and returns to it at the completion of the standing sequence. In this it very closely resembles not only the standing posture of qiyâm in salât, but also the "Return to Mountain" of T‘ai Chi Ch‘uan. Standing in Mountain Pose or qiyâm is a quiescent exercise for the whole body: feet, legs, and spine working together. With one's feet planted squarely on Earth and one's head reaching toward Heaven, this pose is of the finest metaphysical significance to the sacredness of the human state, for verticality is the essence of religion.

b) Spinal stretching. As the yogis say, one is as young as one's spine. Hatha yoga concentrates much careful attention on deep, thorough stretches of the spine, bringing the head forward to rest on the knees. Since all the nerves of the body are channeled from the spinal cord out between the vertebrae, a healthy spine is of central importance for the well-being of the whole human body and mind. It takes much patient, persistent practice to make and keep the spine ideally flexible, and only the most dedicated yogis succeed in this. Since Islam is a path for everyone, the Islamic spinal stretch is kept easy and within everyone's reach: the bowing position called rukû‘ only requires that you bend forward enough to place your hands on your knees. Nonetheless, even this minimal stretch helps keep the spine in good condition. When I returned to yoga after praying salât for several years, I found that making rukû‘ seventeen times a day had beautifully prepared my spine for deeper forward stretches.

c) Inverted poses. The heart does its best to circulate blood all through the veins and arteries, but it's a demanding job, and exercise is needed to help the circulation go at maximum efficiency. In particular, raising fresh blood to the brain through the carotid artery, and lifting it from the feet back up to the heart, is always going against the pull of gravity. This is why two of the most important and beneficial âsanas are the Shoulderstand (sarvangâsana, the 'whole body pose') and the Headstand (sirSâsana). Islamic prayer has taken the most essential aspect of these inverted poses: lowering the head below the heart. The position called sujûd is easy for everyone to accomplish and helps to bathe the brain in fresh oxygenated blood to keep it healthy and alert. Ashraf F. Nizami writes: "This may be termed similar to … HALF SIRSHASANA. It helps full-fledged pumping of blood into the brain and upper half of the body including eyes, ears, nose and lungs."

d) Seated postures. The word âsana means 'seat' and the basic postures for meditation are seated ones, especially the Lotus. The Diamond Pose (vajrâsana) is practically identical with the seated position of salât called jalsah. This has, of course, not escaped the notice of both yogis and Muslims in India. Nizami writes: "This is a HARDY POSE or is like VAJRASANA." Swami Sivananda in his book Yoga Asanas writes: "This Asana resembles more or less the Nimaz pose in which the Muslims sit for prayer." Furthermore, both vajrâsana and jalsah are the same as the zazen posture of Japan. Having practiced a little yoga when young, it became easier for me to sit on the floor in mosques for long stretches of time. In turn, accustomed to this in Islam over the years, it was then much easier to learn seated yoga postures like the Lotus, since my leg and hip joints were accustomed to the floor.

When sitting in the Lotus, a yoga mudra that accompanies meditation is made by forming the index finger and thumb into a circle. The Islamic mudra, made while sitting in jalsah, is to extend the index finger in a straight line (to attest to the Oneness of God), while forming the thumb and middle finger into a circle. The figure 1 and the figure 0 can convey a Tantric symbolism, and also are curiously similar to the binary 1 and 0 of computer science.

e) Spinal twists. A session of yoga practice normally concludes, just before final relaxation, with a thorough twist of the whole spine (ardha matsyendrâsana) to the right and to the left. It helps to even out the spine from the other poses it has done and keep everything balanced. In much the same way, salât concludes with the prayer of peace (salâm) said while turning the head to the right and then to the left. This works only the cervical and maybe a few of the thoracic vertebrae, but it is useful for keeping the neck flexible and is consistent with the pattern in salât of presenting reduced versions of the yoga âsanas.
 
 

3. Breathing.

In yoga, the science and art of breathing is paramount. The relaxation and exertion of all the members of the body, the stilling and concentration of the mind, the energizing of the whole being, and the access to the spiritual dimension all depend on breathing. In most languages of the world, the words for 'breathing' and 'spirit' are the same or closely related. The Arabic word for 'spirit' is rûh, coming from a root with several interconnected meanings: 'to relax', 'to breathe', and 'to set out moving'. The full range of these meanings, taken together, summarizes all the functions of the breath in Yoga. The Sanskrit word corresponding to rûh is âtman, which also comes from an Indo-European root meaning 'breath' (compare the High German word Atem, 'breath').

The spiritual importance of breath is a part of Islam's teachings. Hazrat Inayat Khan writes on the subject of Islamic purification: "Man's health and inspiration both depend on purity of breath, and to preserve this purity the nostrils and all the tubes of the breath must be kept clear. They can be kept clear by proper breathing and proper ablutions. If one cleanses the nostrils twice or oftener it is not too much, for a Moslem is taught to make this ablution five times, before each prayer." According to Hakim G. M. Chishti in The Book of Sufi Healing, "Life, from its beginning to end, is one continuous set of breathing practices. The Holy Qur’an, in addition to all else it may be, is a set of breathing practices."

4. Meditation and worship.

In part 23 of the Yoga Sutra, Patañjali teaches the attainment of supreme spiritual realization through devotion to God (îsvara pranidhana). The sutra is a very succinct, condensed type of literature, so a single brief mention suffices. Because Patañjali did not elaborate upon it, some commentators have assumed that his God is a mere figurehead or abstraction and therefore not so important in yoga practice. Nothing could be further from the truth; in fact, the one feature that distinguishes the metaphysic of the Yoga darsana from that of the Sankhya darsana of Kapila (a non-theistic analysis of the elements in the cosmos and consciousness) is the presence of God in Yoga. This makes all the difference, and allows the consonance of Yoga with religion. 

Patañjali wisely chose to refer to God as îsvara, which in Sanskrit simply means 'God, the Supreme Being' and does not name any deity of any particular religion. This universality frees Yoga from conflict with any religious doctrine, so that its techniques can be applied by a believer of any faith. In India, Yoga has been applied to a vast variety of different religious perspectives, and it works just as well for other religions including Islam. There is nothing specifically Hindu or Islamic about its techniques, but it will assist the devotee in any kind of worship. Yoga means to concentrate and still the mind; when this concentration is directed upon God, the yogi is reaching toward the heart of his religion.

As for meditation, trâTaka is a yogic technique to focus the attention and attain one-pointedness. It consists of fixing the gaze on a single point. (It assists balance, too.) While standing in Islamic prayer, we practice traTaka by fixing the gaze on a spot on the ground where the forehead rests in sujûd. During rukû‘, the trâTaka is directed at the point between the big toes. The purpose is to focus the attention on the prayer and keep it from wandering. In this way it helps lead to a meditative state.

An important part of Sufi spiritual practice is to invoke the Divine Name Allâh and meditate upon it. Once I had learned through yoga how to still the mind and focus the attention, I discovered that the same technique greatly sharpened and clarified my meditation on the Divine Name. It was like a nearsighted person putting on glasses and suddenly seeing clearly and sharply. 

Some Sufi orders practice meditation and invocation focused within certain centers (latâ’if) in the subtle body; this is the same technique as the yogic meditation upon the cakras.

5. Purification. 

It goes without saying that both Islam and yoga require basic physical and moral cleanliness and purity (tahârah, sauca) before performing their practices. The two differ in several respects, but one feature that is common to both is using water to rinse the breathing passages: a yoga kriya (cleansing practice) called jala neti consists of pouring water into one nostril so that it flows through the sinuses and out the other nostril. The Muslim when making wudû’ takes water up the nose and blows it out; this is called istinshâ’. Again, the Islamic version does not go as deep, being simplified to make it easily accessible to everyone.

6. Food. 

The Ayurvedic principles of yogic diet and the hadiths of Prophet Muhammad (peace be upon him) are agreed that milk and ghee are beneficial, and that beef is detrimental to health. Likewise, both discourage eating onions and garlic. Ginger (Arabic zanjabîl, from Sanskrit srngivera, from Proto-Dravidian ciñci vêr) is mentioned in the Qur’ân (76:17) as a spice of Paradise. Ayurveda regards ginger as sâttvika, a quality helpful to spiritual life. Both Ayurveda and the Qur’ân tell of the spiritual qualities of the basil plant, the sacred basil (Ocimum sanctum) called tulasi in Sanskrit and the sweet basil (Ocimum basilicum) called rayhân in the Qur’ân (while the Italians value it only for its culinary qualities!). Tulasi basil is used to uplift, clear, and invigorate the mind, assisting the consciousness to focus on spiritual thoughts; rayhân is mentioned in the Qur’ân (55:12) as a plant of Paradise, and the Prophet recommended it to his Companions for its refreshing aromatherapy. The Arabic word rayhân is derived from the same root as rûh 'spirit'.

Historical interaction.

In historical time, Muslims did consciously borrow from yoga and acknowledged the source. The traveling scholar Abu Rayhan al-Biruni (11th century) translated the Yoga Sutra of Patanjali into Arabic. Shah Muhammad Ghaus of Gwalior (16th century), a leader of the Shattârîyah order of Sufis, incorporated yoga practices into his teaching, based on the yogic text AmrtakuNDa. Yoga even reached as far as North Africa, where al-Sanusi (19th century) wrote of the yoga âsanas (jalsah); he referred to yoga in Arabic as "al-Jûjîyah". However, the congruences between yoga and Islam that I noted above are not historical borrowings, but derive from the primordial beginnings of the traditions.
A large international yoga organization, 3HO, has adopted the sujûd from Islamic prayer, calling it "Easy Yoga." 

Conclusion.

It can be valid and beneficial for Muslims to learn yoga, not as their spiritual path per se, but as a valuable adjunct to the spiritual path of Islam. Islam is a complete, integral spiritual path, so yoga is no substitute for any Islamic requirement. The Prophet said that wisdom is the believer's stray camel: wherever he finds it he will recognize it (and claim his right to it). 

How to explain the many points of correspondence between yoga and Islam? Did these ancient teachings travel from India to Arabia? No—there is no need to assume such a horizontal transfer; the sacred truths are revealed vertically from Heaven to all peoples. There are close similarities between Islam and yoga not because of borrowing or cultural diffusion, but because of both originating in the Primordial Tradition, sanâtana dharma, al-dîn al-hanîf, which all the prophets of Allah have brought and reaffirmed throughout the ages, among all nations, revealed directly from the Creator.

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